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Il comune di Boca appartiene a: Regione Piemonte - Provincia di Novara

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Storia

E' un piccolo, tranquillo paese della provincia di Novara, a m.t. 389 d'altitudine, a cui fanno da sfondo le colline, coltivate a vigneti o boscose, dietro le quali si intravedono alcune cime delle Prealpi e delle Alpi. Ma la sua fama ha oltrepassato i confini della provincia, oltre che per i vino, anche per merito del monumentale Santuario, opera insigne dell'architetto Antonelli, nel quale si venera una miracolosa immagine del Crocifisso. Durante tutto l'anno, specialmente da Maggio a Settembre, il sacro luogo è visitato da migliaia di pellegrini, che vengono anche da molto lontano. Il centro del comune si estende ai lati della provinciale Prato Sesia / Borgomanero, mentre un tempo si raggruppava intorno alla chiesetta di San Gaudenzio, una delle più antiche della zona, attualmente racchiusa nel recinto del Cimitero.
Ha diverse frazioni: Cascina Bell'Aria, Baraggia, Piano Rosa, Borzighella, Ronchetto, Marello Fuino, Santuario e Montalbano la più antica.

La fascia collinare dove anche Boca è situata è stata una delle prime località della zona ad avere insediamento stabile di gruppi etnici, dediti ad attività lavorative ed agricole, quando ancora, sulla pianura verso Novara e Vercelli , si estendeva una grande foresta, con zone ricche di vegetazione ed altre paludose, popolate da una fauna abbondante, composta anche da animali feroci di grossa mole, come orsi cinghiali, stambecchi e cervi dalle grandi corna.

I primi abitanti della zona furono i Liguri, che si estesero in ampie zone dell'Italia settentrionale. Ad essi subentrarono, nel V secolo A.C. i Celti, tribù di origine Gallica, che temporaneamente sconfitti e soggiogati dalle legioni romane del console M. Claudio Marcello, nel 222 A.C. riacquistarono la libertà al tempo dell'invasione di Annibale, nel 217 A.C. ed in seguito, si arresero definitivamente ai Romani, quando comandati da C. Mario, sconfissero e sterminarono i Cimbri, popolazione barbarica di origine germanica, che erano calati nelle valli alpine. La decadenza dell'Impero Romano di Occidente e le invasioni barbariche cancellarono tutti gli sforzi dei tenaci colonizzatori romani e le nostre terre furono invase da orde fameliche di popolazioni rozze ed incivili. Al loro passaggio rimanevano: case distrutte, campagne spopolate, raccolti devastati, terreni non più fertili per lo spargimento di sale, carestia e malattie. I contadini atterriti per salvarsi fuggivano verso i monti.

Una relativa tranquillità ritornò attorno al 600 d.C. con l'avvento dei Longobardi che, divenuti padroni indiscussi dell'Italia Settentrionale, si proposero di riportare il lavoro nelle campagne rimaste per molto tempo incolte. Non si sa molto del periodo Medioevale, essendo andati distrutti in un incendio sia l'archivio della Parrocchia che quello del Comune, ma è logico che Boca abbia seguito le vicende dell'Alto Borgomanerese.

Tutta la comunità comprende anche Muzano, piccolo centro ora annesso a Maggiora, fu alle dipendenze dei Conti di Biandrate che nel 1217 la cedettero ai Vercellesi che poi la concessero in feudo ai Signori Gozzo, Ottone e Corrado di Biandrate. Al principio del 1500 passò ad Anchise Visconti di Aravano, Signore di Elogio Castello e di Castelletto Ticino. Poi per tutto il secolo XVI e oltre la metà del XVII, venne palleggiata tra questa e quella famiglia di feudatari, fino a quando, con diploma del Gennaio 1697, ne fu investito il Marchese Ferdinando Rovida e a questa famiglia rimase per tutto il restante periodo dell'epoca feudale, tanto che sullo stemma adottato dal Comune, figurano tre ruote, emblema del casato.

Dalle cronache dell'Azario si apprende che il paese era munito di un castello, distrutto dai Ghibellini nel 1311, il luogo ove sorgeva si chiama ancora regione Castello. Non rimangono ruderi ad attestarne la precisa ubicazione ma i viticoltori, nel fare gli scassi per i loro vigneti, hanno rinvenuto vari oggetti che testimoniano la veridicità della notizia. Si può poi ipotizzare che anche tutto il materiale demolito sia stato utilizzato dai contadini per costruire muretti a secco nei vigneti e per le loro abitazioni.

Boca subì in seguito, la dominazione spagnola ed austriaca, per poi passare alla casa Savoia, salvo per la breve parentesi della conquista napoleonica. La popolazione, prima della seconda guerra mondiale, era formata quasi esclusivamente da contadini dediti prevalentemente alla coltivazione della vite. Poi lentamente col sorgere in paese di qualche piccola industria, mineraria per estrazione di argilla, con maggiore comodità dei mezzi di trasporto i giovani preferivano esercitare una professione o un mestiere, piuttosto che dedicarsi all'agricoltura, molti giovano hanno poi preso la via dell'espatrio in Francia, Svizzera ed in America, lasciavano agli anziani questa attività.

Fino alla seconda guerra mondiale la vite nella nostra zona resisteva ancora, tutte le colline erano quasi completamente coltivate. Lo sviluppo industriale nel Borgomanerese, la facilità dei mezzi di trasporto, il lavoro meno faticoso e più remunerativo ha attratto tutti i giovani ed i vigneti sono stati abbandonati. Il bosco ha preso il sopravvento, l'acacia ha invaso tutto il territorio, cambiando anche il microclima che si era instaurato nella nostra zona collinare.

Ora, si registra un notevole ritorno alla viticoltura con nuovi e più razionali impianti. Ogni anno si vedono nuove piantagioni, si spera di recuperare anche nuova occupazione e qualche giovane incomincia a coltivare la vite con le caratteristiche richieste per la produzione del vino D.O.C La vinificazione è notevolmente migliorata, la denominazione d'origine ha dato un impulso alla qualità del vino ed alle vendite oggi più remunerative.
I nostri vigneti sono ora presenti prevalentemente nella zona di Montalbano, delle Piane, lungo la strada provinciale della Traversagna (Boca - Grignasco) inseriti nel Parco del Monte Fenera.


Tratto dal sito: www.bocaitaly.com